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12Apr

Abilmente Viva, Diversamente Abile

“Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi.” (Hughes)

Nel mio debutto, in questo inesplorato palcoscenico, antepongo al mio nome la parte più ingombrante ma in assoluto più vera del mio essere.
La mia Diversità, il mio essere Rara e forse, a detta di molti sfacciatamente, Viva. Ho scelto la Vita, le ho detto Si, a dispetto di quel No scientificamente imposto. 
Muovo i miei passi tra un equilibrio instabile e la voglia di volare, alla continua ricerca di occhi nuovi. Occhi che della mia Diversità sappiano cogliere la bellezza, senza averne Paura. 
C’è un parola, nemmeno poi così grande, capace di creare danni inimmaginabili, o dovrei forse dire vere e proprie catastrofi. Con le sue 7 lettere porta scompiglio, è causa di gravi animosità, e nell’animo di chi la pronuncia instilla un sentire tanto forte quanto solo l’amore può essere, ma che dall’amore è assai lontano: l’odio. 
Come una triste magia, basta un attimo per pronunciarla e tutto poi sembra finire. 
7 lettere e un’unica certezza: se il tuo nome si accosterà ad essa il tuo divenire, ogni tuo passo, persino il tuo credo saranno oscurati dalla sua ombra. 
7 lettere che ti marchieranno a fuoco e di cui non potrai liberarti se non scegliendo consapevolmente di accettarne l’onta. 
7 lettere dunque e una sola parola: DIVERSO. 
Nella vita di chiunque potrebbe accadere che un pensiero, un sentire, un atteggiamento, la propria persona siano considerati qualcosa di diverso. 
Un connotato bizzarro, una scelta ritenuta lontana dagli standard della tanto ostentata normalità, addirittura una limitazione fisica saranno denominati da  quell’unico aggettivo. 
Ogni tentativo di riscatto sarà reso vano da chi, con malcelato perbenismo, si ergerà a giudice, fiero nella sua torre d’avorio di false certezze, orgoglioso di un’utopica perfezione di cui si sente padrone. Una premessa ingombrante la mia, un fluire di pensieri inarrestabili che in quell’aggettivo ritrovano il senso, ma da cui mi allontano.
Nel mostrarmi a voi decido di anteporre queste 7 lettere al mio nome. 
Che strano modo di presentarsi sarà mai questo? Rendermi complice di insinuare in voi un possibile pregiudizio, senza il timore che esso possa trasformarsi nell’ennesimo triste giudizio. Ebbene, nessuna volontà di sfida, nessuna presuntuosa saccenza, ma una sottile verità che nel tempo ho cucito sulla mia pelle e di cui oggi sono orgogliosa.

Mi presento quindi. Io sono Diversa. Diversa e Libera. Testarda, mai arrendevole, e Rara.
Il mio Io in un tempo non molto lontano fu reso prigioniero da un abbraccio senza tempo, per nulla amorevole, privo di compassione e traboccante invece di dolore. Il dolore che alla malattia si accompagna e che silenziosamente tenta di risucchiarti in una spirale di occasioni perdute e sogni infranti. L’ennesima triste magia che ha trasformato la mia vita in un’esistenza tutta da reinventare, dove il futuro lasciava presagire scomode verità ed estenuanti lotte. Un cammino di accettazione e sempre nuove scoperte, dai contorni sconnessi, complicato da rarità di cui prima ignoravo l’esistenza, pretenziose nel voler disporre di ogni mio gesto. 
Stavo per affacciarmi alla vita, desideravo realizzare progetti a lungo custoditi ma la Vita ha rimescolato le carte con una fretta tale da spazzar via ogni cosa, lasciandomi vuota e impaurita. 
Passo dopo passo ricongiungevo i pezzi, a volte perdevo il filo, lo vedevo ingarbugliarsi, infittirsi e perdersi tra i tanti perché senza risposta, e poi, puntualmente senza preavviso, tornare a far capolino, pronto a darmi nuove tessere, parti imprescindibili di un puzzle imposto e a cui non avrei mai voluto dar contezza. Una sorta di resa si era impossessata della mia volontà, non vi erano vie d’uscita se non quella di lanciarmi in una spasmodica lotta contro il tempo. 
Mai strada più sbagliata! Volevo tempo, ne chiedevo a me stessa, al mondo e persino alla Vita non accorgendomi di quanto dolore e in quale immenso vuoto avevo relegato la mia anima. 
Proiettandomi al futuro avevo privato me stessa del diritto di poter fare di questo tempo nuovo la più grande opportunità che la vita desiderava offrirmi nonostante tutto, ignorando la magia che nel qui e ora si nascondeva.
Lo spettro di una malattia priva di una cura provoca un senso di sgomento inconsolabile che si acuisce con il peso di parole come cronica e degenerativa.
Uno sgomento a cui ho risposto nell’unico modo di cui disponevo. Diedi al dolore un nome, persino un volto. Ne disegnai i contorni, ne subì il peso. Presi a rispondere ad ogni No con caparbietà e coraggio. Cullai la mia anima ed ogni sua più piccola paura con premura. Raccolsi le mie stesse ceneri e scelsi la vita, rinascendo nuova e Diversa. Impedire al dolore di farsi presenza,  cercare di ignorarlo non porterebbe altro che distruzione.
Un vivere vissuto in bilico il mio. Un equilibrio instabile, sempre pronto a ricordarmi quanto poco basti per vederlo ridursi al nulla. Oggi conosco lo spettro di quel nulla, una presenza che temo, che si impone senza preavviso e che in ogni istante può sgretolare ogni mia più piccola certezza.
Di queste stesse piccole certezze però si compone il mio vivere e nel mistero che nella mia diversità si cela ritrovo il mio essere. Amo quelle sette lettere, perché ho imparato ad amare me stessa.
DIVERSA, e Donna, seppur Impegnativa, ma Vera. Emotiva, ma razionale. Sognatrice, ma Abile. Diversa, ma semplicemente Elly.

 

 

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