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08Feb

Alla ricerca della rotella d’oro: L’importanza della figura del Te.R.P nella pratica riabilitativa su soggetti con disabilità psichica

“L’Uomo è integrità e rottura insieme, ogni solco deve essere valorizzato. La sua zuccheriera ora ha una storia ed è più bella”.

Il Kintsugi è una pratica giapponese che ha origini antiche. Letteralmente significa riparare con l’oro e consiste proprio nell’utilizzo di materiali preziosi utili alla riparazione di oggetti in ceramica, al fine di ottenere degli oggetti preziosi unici e irripetibili dati dalla casualità con cui la ceramica può frantumarsi. Tale pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione, se giustamente valorizzata, possa nascere nuova “perfezione”. Oggi, purtroppo, le vulnerabilità o fragilità personali vengono etichettate nelle categorie dei “diversamente qualcosa”, escludendo a priori le infinite opportunità di autorigenerazione dell’uomo. L’emarginazione dalla vita sociale è diventata pratica mentale diffusa e introiettata. Il kintsugi ci indica viceversa che ogni uomo con la sua storia, anche la più travagliata, è fonte di bellezza e unicità.
Cosa c’entra la riabilitazione psichiatrica con questo discorso? Chi è la figura del Te.R.P?
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità: «la riabilitazione psichiatrica si riferisce in modo ampio a quel campo di azioni ed interventi volti ad alleviare le menomazioni, le disabilità e gli handicap negli individui con disturbi mentali e migliorare, nei limiti del possibile, la qualità della loro vita». Attraverso questo articolo mi auguro di spiegare in maniera chiara il ruolo e l’importanza della pratica riabilitativa quale impegno specifico dei servizi di salute mentale e quale mezzo, per noi Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, per favorire nelle persone con disturbi psichici l’acquisizione di competenze sociali volte a soddisfare bisogni, richieste e raggiungere un livello ottimale di autonomia.
Il termine riabilitazione è utilizzato nell’accezione del prendersi cura della persona, persona intesa nella sua unicità, complessità e soggettività, all’interno di una visione che non vuol correre il rischio di trascurare così le sue necessità, l’importanza delle sue relazioni sociali, evitando nel frattempo di attivare dinamiche di dipendenza e cronicità.
La figura del Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica, da qui l’acronimo Te.R.P, svolge la sua attività riabilitativa in stretta collaborazione con altre figure professionali, al fine di far ri-acquisire alla persona con malattia mentale un ottimale livello di funzionamento delle capacità precedentemente possedute e di aiutarla sia ad affrontare e gestire problemi concreti della quotidianità sia ad acquisire capacità sociali, relazionali, professionali per poter progettare il proprio futuro. La figura del Te.R.P ha il compito di favorire un ambiente accogliente e supportivo, un contesto dove avvalorare i piccoli gesti e le azioni portate a termine con successo dai pazienti; uno spazio rassicurante dove gli utenti possano sperimentare sicurezza, sostegno e speranza per raggiungere un sufficiente grado di autonomia e accedere al diritto ad un lavoro e ad una casa.
Ogni pratica riabilitativa che si rispetti, si inserirà all’interno di un Progetto Terapeutico Integrato che, nella definizione degli obiettivi, terrà conto della globalità del paziente, considerando i suoi desideri, i limiti e le risorse, i deficit presenti e le potenzialità ricostruttive, le paure, le diffidenze e le aspettative.
Gli obiettivi sono e saranno sempre realistici, concreti, personalizzati, senza smanie di onnipotenza o potere salvifico, ma con la consapevolezza che alla fine del percorso intrapreso, il paziente possa acquisire e saper utilizzare le sue risorse “interrotte” dal disagio psichico, raggiungendo quei traguardi che sembravano impossibili.
Spesso la vera riabilitazione viene confusa con mero assistenzialismo, in cui il paziente con disabilità psichica viene supportato e non stimolato a cercare dentro di sé le infinite potenzialità che possiede aldilà della patologia. Noi Te.R.P non dobbiamo dimenticare che stiamo lavorando con persone e non con diagnosi, con uomini e donne e non con casi clinici. L’approccio instaurato, la così detta alleanza terapeutica va a valorizzare la diversità che non va negata,  perché solo riconoscendola e dotando chi la esprime di strumenti per godere delle stesse opportunità concesse a tutti, si può evitare di utilizzarla per escludere e per emarginare.
Riuscire a ridurre i ricoveri e le ospedalizzazioni, aiutare il paziente a riconoscere i sintomi e a saperci convivere, a saper gestire l’uso dei farmaci, a riconoscere le proprie risorse e imparare a sfruttarle, sono tutte grandi vittorie dell’intervento riabilitativo.
Il Te.R.P  svolge un buon lavoro se tratta il paziente come persona e non lo riduce a diagnosi poiché «il valore e la dignità umana cominciano ad affermarsi, proprio quando si comincia a rifiutare la prognosi del destino».
Appare chiaro come la filosofia racchiusa nella pratica giapponese del Kintsugi ispira e motiva l’agire riabilitativo del Te.R.P. il quale aiuta il paziente con disabilità psichica, spesso etichettato come “rotto”, nella  sua personale ricerca della “Rotella d’oro”, il collante che lo renda unico e inimitabile.

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