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24Nov

Le nuove tecnologie applicate alla sanità, tra opportunità e timore per il cambiamento

La quarta rivoluzione industriale è iniziata e sta già cambiando la nostra vita, la nostra società. E anche i servizi sanitari sono coinvolti in questo processo e si adattano, si digitalizzano, si informatizzano: cambiano pelle.

Attraverso l’utilizzo di tecnologie via via più evolute e complesse, i sistemi diagnostici sono sempre più digitali e i dati sanitari vengono archiviati e condivisi in modo più rapido e sicuro.

L’obiettivo è spostare i dati, e non più i pazienti, indipendentemente dalla loro residenza, offrendo servizi di monitoraggio e assistenza personalizzati; e, dall’altra parte, incrementare le probabilità di successo nella diagnosi di malattie, attraverso consulenze tecnologiche.
In questo solco, Watson -nome grazioso del nuovo supercomputer dell’IBM- anticipa e rivela il futuro: la sua memoria sta ingurgitando incessantemente centinaia, migliaia, milioni di cartelle mediche, referti, immagini, test di laboratorio ed esami diagnostici, apprendendo dalla letteratura scientifica più aggiornata. In altri termini, Watson viene allenato con la tecnica cognitiva o deep learning per cui più impara, più diventa bravo. Attualmente il supercomputer ha un impatto su 300 mil. di persone, soprattutto nel settore dedicato all’oncologia, e ha già superato l’uomo, riconoscendo -ad es.- il 95% dei melanomi, mentre i dermatologi si fermano ad un risultato compreso tra il 75 e l’84% dei casi (fonte “Presa diretta”, min. 40:50).

Ma non solo gli Stati Uniti, anche in Italia e persino nella nostra amata terra, la Sicilia, piccole startUp riescono a raggiungere grandi risultati.

Helparkinson, già premiata con un grant da Tim, ha ideato un device per l’assistenza e il monitoraggio di pazienti affetti da malattie neurodegenerative, come il Parkinson. L’obiettivo dichiarato? Collegare rapidamente il medico specialista al paziente, attraverso una piattaforma software che permetta di diminuire le distanze fra le due figure.  Mediante attivazione con le mani, il paziente lancia degli esercizi di monitoraggio utilizzando una camera e schermo di un computer, di un Tablet o di una smartTV. L’algoritmo Helparkinson registra ogni dettaglio, ogni movimento, capisce il grado di precisione e assegna un punteggio all’esercizio. Il risultato è trasmesso al medico che può consultarlo in ogni momento e verificare se il trattamento deciso sta sortendo effetto o se è necessario intervenire. Tutto comodamente dal proprio studio. Una rivoluzione.

Ma si adombra un rischio generale, ossia assicurare che queste nuove tecnologie siano presidiate correttamente, che la ricerca indirizzi questi cambiamenti a vantaggio della salute e della qualità della vita dei cittadini e dei pazienti.

Del resto, ancora oggi il ruolo centrale è ricoperto dal medico che valuta il caso e conferma o meno il parere della macchina. Ma un giorno, quando questi sistemi avranno macinato  migliaia e migliaia di diagnosi sempre corrette, cosa accadrà? In fin dei conti chi non vorrebbe essere curato da un algoritmo che assicura (quasi) il 100% di successo.

E’ forse questa la tecnologia di cui la medicina potrebbe avere paura?

 

Immagine tratta da flickr

 

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