Foto
10Mag

Psicopatologia del telefonino

(tratto dalla rubrica “I Labirinti della Psyche”

presente sul sito www.scienzaesalutesilviadedonno.it

e pubblicato il 12/03/16)

 

Il telefonino è ormai diventato un oggetto di uso comune nella nostra società ed è addirittura impossibile telefonino1per noi immaginare la nostra vita senza uno smartphone. Vorrei riflettere insieme a voi su questo argomento traendo spunto dalle considerazioni di Umberto Galimberti, contenute nel suo libro “I miti del nostro tempo” (Feltrinelli Editore, 2012), il quale a sua volta riprende un testo dello psicologo Luciano Di Gregorio dal titolo “Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonino” (Franco Angeli, 2003).  

Galimberti sottolinea che i nuovi mezzi di comunicazione possono non provocare nuove patologie ma sicuramente amplificano quelle già esistenti nell’individuo: l’uso che facciamo di internet, della posta elettronica, dei social network e del cellulare rivelano molte cose sul rapporto che abbiamo con noi stessi e con la realtà che ci circonda.  

Secondo Di Gregorio, in particolare, il modo in cui utilizziamo il telefonino è indicativo di molti aspetti della nostra personalità.  

Il cellulare, innanzitutto, è un potente regolatore dell’angoscia di separazione, legata all’assenza fisica ed emotiva dell’altro. Attraverso il telefonino siamo sempre raggiungibili e ogni vissuto di mancanza e di perdita di contatto con l’altro è annullato. L’uomo contemporaneo è incapace di tollerare l’assenza e la mancanza, non sa stare solo con se stesso e vive la solitudine come un abbandono o, addirittura, come una perdita della propria identità.  

L’utilizzo del cellulare garantisce inoltre un’illusoria onnipotenza sulla realtà e sugli altri. Le persone e gli eventi che ci interessano sono sempre sotto il nostro controllo grazie ad un click sulla tastiera, con un conseguente ridimensionamento dell’ansia che non viene più adeguatamente elaborata e gestita.  

Un’altra patologia che il telefonino amplifica è sicuramente l’esibizionismo: tutto è ormai sotto gli occhi di tutti, persino ciò che dovrebbe essere più segreto e riservato. Con la possibilità di utilizzare i social network anche tramite lo smartphone, si possono condividere in qualsiasi momento i propri pensieri e le proprie emozioni, non correndo così il rischio di cadere nell’anonimato. Da un lato, è proprio la garanzia dell’anonimato che consente di mettere a nudo i propri sentimenti, i propri bisogni e i propri desideri più profondi; dall’altro lato, tuttavia, il terrore dell’anonimato assilla l’uomo contemporaneo il quale cerca di essere quindi al centro dell’attenzione e di non sentirsi isolato. 

Di Gregorio fa notare ironicamente che “cellulare” è anche il nome che si utilizza per indicare il mezzo usato per il trasferimento dei detenuti. Anche il telefonino dunque ci rende prigionieri e ci priva della libertà? Il non potersi più permettere di spegnere il cellulare o di essere irraggiungibile rappresenta in qualche modo una perdita della propria libertà. Come nota Galimberti, “acceso o spento che sia, il cellulare non ci dà scampo […] Non disponiamo più del nostro tempo per pensare le nostre risposte perché dobbiamo darle subito e di corsa, non abbiamo più la possibilità di interiorizzare i nostri amori perché, se non chiamano, è già subito abbandono. Non sappiamo più stare soli con noi per più di un’ora, e così la nostra interiorità si impoverisce”.  

Chi utilizza in modo sregolato il proprio cellulare perde, in conclusione, il piacere dell’attesa e dell’imprevisto, non conosce più il valore del silenzio che è poi l’unico modo per entrare in comunicazione con noi stessi e per conoscerci. Se il telefonino ci ha permesso di essere in contatto con il mondo intero è pur vero però che in cambio ha voluto una grossa fetta della nostra libertà. 

 

Riferimenti bibliografici 

 

Di Gregorio, L. (2003). Psicopatologia del cellulare. Dipendenza e possesso del telefonino. Milano: Franco Angeli. 

Galimberti, U. (2012). I miti del nostro tempo. Milano: Feltrinelli Editore. 

 

Commenti
Valentina Lucia La Rosa
Seguitemi su

Valentina Lucia La Rosa

La dott.ssa Valentina La Rosa è una psicologa e psicoterapeuta, regolarmente iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia con n° di iscrizione 6491. Laureata in Psicologia Clinica presso l'Università di Enna nel 2011, nel 2013 ha conseguito il Master di I livello in "Psicodiagnostica, costruzione del caso clinico e diagnosi della struttura personologica" presso l'APA (Associazione di Psicoanalisi Applicata) di Catania, con la direzione scientifica del Prof. Maurizio Cuffaro e del Prof. Giovanni Lo Castro. Parallelamente, ha frequentato con profitto il "Corso di formazione alla diagnosi e al trattamento di Dipendenze, Anoressie, Bulimie e Obesità", tenutosi a Catania sotto la direzione scientifica del Prof. Domenico Cosenza e del Prof. Giovanni Lo Castro.Ha frequentato diversi corsi di formazione e di aggiornamento professionale e, nel 2016, ha conseguito il Master su diagnosi e trattamento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Ha conseguito la Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico presso l' Istituto Superiore di Studi Freudiani “Jacques Lacan" di Catania, scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitco secondo l'insegnamento dello psicoanalista francese Jacques Lacan. Cultore della materia presso l'Università di Catania, collabora alle attività didattiche della cattedra di Psicologia Clinica. Lavora come libera professionista a Catania. Per info: www.valentinalucialarosa.it
Valentina Lucia La Rosa
Seguitemi su