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08Apr

Prevenzione oncologica femminile: il tumore della mammella

Nell’ambito della prevenzione oncologica femminile hanno un ruolo preminente la conoscenza e la prevenzione del tumore al seno. Esso rappresenta il tumore più frequente nel sesso femminile. Secondo dati epidemiologici ogni anno in Italia vengono diagnosticati 48.000 nuovi casi; nonostante ciò, grazie al progresso della medicina ed alle campagne di screening per la diagnosi precoce, oggi la mortalità è in riduzione. Diversi fattori di rischio sono stati descritti, alcuni sono modificabili, per esempio lo stile di vita, altri come l’età, la familiarità e la predisposizione genetica non sono modificabili. Nell’ambito della prevenzione primaria rientra quindi l’adozione di uno stile di vita sano che contribuisca a ridurre in maniera drastica il rischio di ammalarsi.

Tra gli stili di vita dannosi si annoverano un’alimentazione povera in frutta e verdura e ricca di grassi animali, il vizio del fumo, l’obesità e una vita sedentaria. Le regole che andrebbero adottate riguardano in particolar modo l’alimentazione (seguire la tradizionale dieta mediterranea), l’esercizio fisico (30 minuti al giorno di attività aerobica), e le abitudini voluttuarie, pericolose per la salute (ridurre il fumo o l’eccesso di alcol). Tra i fattori di rischio rientra anche l’esposizione della donna agli ormoni sessuali femminili, un menarca precoce ed una menopausa tardiva cosi come la nulliparità aumentano il rischio. Al contrario un breve periodo fertile con menopausa precoce e pluriparità con primiparità in giovane età ed allattamento per oltre un anno rappresentano fattori protettivi. Le gravidanze, generando un blocco della produzione di estrogeni, hanno un effetto protettivo sul tumore del seno e dell’ovaio; anche l’utilizzo di contraccettivi orali sembrerebbe avere un effetto protettivo.

Tra i fattori sicuramente non modificabili vi sono la familiarità e la predisposizione genetica: il 5-7% circa delle neoplasie mammarie è ereditario, correlato alla presenza di alcune mutazioni a livello dei geni BRCA1 e BRCA2. Per quanto riguarda la prevenzione secondaria del tumore alla mammella, è necessario che già a partire dai 20 anni la donna effetti l’autopalpazione con regolarità ogni mese lontano dal ciclo mestruale (una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo). 

L’autopalpazione rappresenta un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non può bastare; bisogna infatti proseguire con controlli annuali delle mammelle eseguiti dal ginecologo o da un senologo affiancati alla mammografia dopo i 50 anni o all’ecografia, e solo in caso di particolari indicazioni, in donne giovani. Proprio la mammografia, come metodica di screening, affiancata da altri esami strumentali quali l’ecografia o la risonanza magnetica ha permesso una riduzione del tumore al seno in termini di mortalità, essendo capace di individuare una neoplasia ancora in fase preclinica ovvero prima ancora che possa divenire sintomatico o palpabile. Tra i 40 e i 50 anni le donne che presentano familiarità per tumore al seno dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia, meglio se associata a ecografia. Tra i 50 e i 69 anni il rischio di sviluppare una neoplasia alla mammella è piuttosto alto e di conseguenza in questa fascia di età è indicato il controllo mammografico con cadenza biennale. Alla mammografia e agli altri esami strumentali è affiancata, oggi, la PEM (una PET specifica per le mammelle) ed un nuovo esame di citologia mammaria che si basa sull’introduzione di liquido nei dotti galattofori e nella successiva valutazione del liquido raccolto che trascina con sé una componente cellulare, al microscopio si osservano le cellule fuoriuscite evidenziando alterazioni strutturali e fornendo una diagnosi precoce.

Infine anche i test genetici rivestono un ruolo importante pur rappresentando metodiche complesse e costose; essi stimano il rischio di contrarre un tumore sulla base del corredo genetico.  Una volta che si stabilisce la necessità di sottoporsi all’esame, mediante un colloquio con un genetista, si effettua un prelievo di sangue dal quale verrà estratto il DNA da controllare; il risultato mostrerà se la mutazione BRCA1 o BRCA 2 è stata ereditata o no. Prevenzione primaria e diagnosi precoce sono le parole d’ordine per proteggere la donna da questa temibile patologia!

Riferimenti bibliografici

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