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08Mar

Quando ad allenarsi è una futura mamma…

Un Personal Trainer (PT) sa bene quanto risulti fondamentale instaurare un rapporto di fiducia con i propri assistiti per raggiungere risultati consistenti; allo stesso modo sa bene che per ottenere la loro fiducia bisogna far sì che all’interno di questo contesto prevalga un po’ di fantasia e di empatia, capaci di dar vita ad una relazione professionalmente “tridimensionale” che porterà a scegliere insieme il percorso da intraprendere e da portare a compimento.
Nella carriera di un PT tra le innumerevoli situazioni che possono presentarsi vi è quella più complessa e delicata: allenare una donna in gravidanza. Anche se questo capita di raro non significa che sia impossibile ritrovarsi a dover gestire su più piani il rapporto con una cliente in dolce attesa la quale fornisce una lunga lista di obiettivi, di solito legati al suo aspetto esteriore, alla sua salute e a quella del nascituro. Allo stesso modo sono altrettanto pochi i PT che si sentono a loro agio nell’allenare donne in gravidanza.
Credo fermamente che questo non dipenda da scarsa competenza specifica, non solo almeno, ma dall’incapacità di comprendere una persona bombardata di emozioni contrastanti ed estreme, dovute non solo agli ormoni ma anche e sopratutto ai tanti cambiamenti fisici e psicologici che stanno avvenendo e che avverranno.
Pur pianificando nei dettagli un allenamento specifico come in questo caso, sarà opportuno informare la donna che iniziare ad allenarsi durante la gravidanza, senza aver svolto in precedenza attività fisica in modo costante, non offre certamente gli stessi risultati che possono essere ottenuti da un’atleta maturata nello sport. Questo non significa che la donna in questione debba essere paragonata ad un bicchiere di cristallo. Infatti una donna in gravidanza sta soltanto attraversando una condizione unica e speciale che richiede attenzione e sensibilità!
Una volta studiato il caso, magari valutando la possibilità di dialogare con il ginecologo della donna e tracciato un allenamento, sarà compito del PT guidare la donna verso il raggiungimento di nuovi traguardi, rendendola consapevole di quello che si andrà a fare e del perché di queste decisioni. Un esempio: “rimanere dello stesso peso”.
È possibile solo ad una donna che inizi la gravidanza in forte sovrappeso e che pertanto arrivi a termine utilizzando una parte delle riserve altresì inutili che si porta addosso. Per tutte le donne normopeso, accettare un incremento ponderale sarà necessario, ma sarà il PT a spiegare le ragioni per le quali un aumento modesto di peso non è sinonimo di ingrassamento ma di salutare crescita del feto.
A meno che la gravidanza non sia a rischio, ci sono ampi margini di movimento per allenarsi, valutabili dopo una dettagliata anamnesi medica e sportiva. Sarà normale far eseguire semplici movimenti cui si era abituati a fare “senza pancia” per evitare dei problemi circolatori o di ipertensione ma il percepire sensazioni strane o nuove dovute alla presenza delle rotondità non dovrà assolutamente preoccupare la donna per la salute del feto.
Si svolgerà certamente un lavoro blando di camminata sportiva per migliorare la circolazione; dello stretching per evitare tensioni muscolari o problemi di equilibrio dovuti all’accentuazione delle normali curve fisiologiche; movimenti di rotazione laterale e sopra il capo con le braccia per allungare il busto e permettere al diaframma di contrarsi completamente, rendendo così più agevole la respirazione; allungamenti del tratto lombare prima e dopo l’allenamento oltre che esercizi per il rinforzo di obliqui e trasversale dell’addome.
Certamente non è un percorso semplice da intraprendere, vista la possibile presenza di medici, parenti ed amici della donna, con una mentalità molto conservativa o semplicemente poco informati che avrebbero preferito “il riposo assoluto” della futura mamma.
Forse non basterà nemmeno un dialogo tra gli interessati per far cambiare idea sull’attività motoria nel periodo di gravidanza di una donna, ma ci sarà comunque sempre la consapevolezza di poter combattere l’ignoranza attraverso la condivisione di informazioni.

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